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Parco nazionale di Loango: quando gli elefanti di foresta camminano sulla spiaggia

Sulla costa atlantica centrale del Gabon, la foresta equatoriale fa qualcosa che non fa quasi in nessun altro luogo del pianeta: scende dritta fino all'oceano. Nel parco nazionale di Loango gli elefanti di foresta lasciano l'ombra degli alberi per passeggiare sulla sabbia aperta, i bufali di foresta brucano l'erba salmastra sopra la linea di marea e gli ippopotami sono stati fotografati, in scatti diventati celebri, proprio in mezzo alle onde. Non è uno spettacolo organizzato né un colpo di fortuna isolato, ma il ritmo quotidiano di una natura costiera così insolita che agli inizi degli anni Duemila gli ambientalisti cominciarono a chiamare la regione l'ultimo Eden d'Africa. A chi crede di sapere già che aspetto abbia un safari, Loango riscrive in silenzio la definizione.

Un parco nato da una decisione coraggiosa

Loango deve il proprio status di area protetta a uno dei gesti di conservazione più notevoli del ventunesimo secolo. Nel 2002 il presidente gabonese Omar Bongo annunciò con un solo atto la creazione di tredici parchi nazionali, mettendo così al riparo circa un decimo del territorio del paese. Loango era tra questi e ne divenne presto il fiore all'occhiello. La decisione seguiva anni di lavoro sul campo, condotto in particolare dall'ecologo americano J. Michael Fay, il cui leggendario Megatransect a piedi attraverso l'Africa centrale, e la successiva copertura di National Geographic, portarono l'attenzione del mondo sulla costa gabonese. Le immagini di quell'epoca, e soprattutto la fotografia di Michael Nichols di un ippopotamo che avanza tra i frangenti dell'Atlantico, diedero a Loango un soprannome che non ha mai più abbandonato: la terra degli ippopotami surfisti. Dietro l'immagine celebre, però, si trova qualcosa di più sostanziale, un parco di circa 1.550 chilometri quadrati che protegge una fascia costiera intatta tra due grandi lagune, la Nkomi a nord e la Ndogo a sud.

Un mosaico di habitat serrati l'uno contro l'altro

Ciò che rende Loango straordinario dal punto di vista biologico è la sua concentrazione. In una breve traversata in barca o in una passeggiata mattutina si attraversano foresta pluviale di pianura, palude di papiro, canali di mangrovie, savana costiera aperta, laguna d'acqua dolce e infine una spiaggia selvaggia, cosparsa di legni portati dalla corrente, affacciata sull'Atlantico aperto. Poche aree protette al mondo riuniscono così tanti ecosistemi in uno spazio tanto ridotto. Le savane sono di per sé una curiosità, corridoi erbosi che si insinuano tra i blocchi di foresta, tenuti aperti meno dal fuoco che dai suoli sabbiosi e dai venti salmastri. Le lagune costituiscono le arterie del parco, e gran parte dell'esplorazione avviene in barca, scivolando lungo pareti di mangrovie dove guizzano i martin pescatori e le scimmie fanno scricchiolare la volta di foglie. Poiché gli habitat si incastrano così strettamente, gli animali si spostano di continuo dall'uno all'altro, ed è proprio per questo che una specie di foresta come l'elefante finisce per lasciare le sue impronte nella sabbia della spiaggia.

Elefanti sulla sabbia

L'elefante di foresta africano, Loxodonta cyclotis, è più piccolo e più schivo del cugino di savana, con zanne più dritte e rivolte verso il basso e orecchie più arrotondate. Nella maggior parte del bacino del Congo è un'ombra nella vegetazione fitta, udito più spesso di quanto sia visto. Loango capovolge questa realtà. Qui gli elefanti escono regolarmente sulle spiagge e sulle praterie costiere, a volte da soli, a volte in piccoli gruppi familiari, brucando la vegetazione che orla il litorale. I ricercatori ritengono che la fascia costiera offra piante ricche di minerali e comodi corridoi di spostamento, e gli animali appaiono del tutto a proprio agio allo scoperto. Per il visitatore l'effetto è surreale: un elefante che si staglia contro le onde che si infrangono, senza nulla di costruito dall'uomo in vista in nessuna direzione. Il Gabon ospita una quota significativa degli elefanti di foresta ancora esistenti al mondo, una specie oggi classificata come in pericolo critico, e la protezione di Loango offre a questi camminatori della costa uno spazio che altrove, lungo il golfo di Guinea, è ormai scomparso.

Ippopotami, bufali e gli habitué della spiaggia

Gli elefanti non sono gli unici grandi mammiferi a trattare il litorale come terreno di casa. I bufali di foresta, la sottospecie più piccola e rossiccia del bufalo africano, pascolano in mandrie sparse sulle savane costiere e spesso riposano proprio sulla sabbia. I potamoceri trotterellano lungo la linea di marea all'alba. I sitatunga, le antilopi delle paludi, sgusciano tra i margini umidi delle lagune. E poi ci sono gli ippopotami. Quelli di Loango vivono nelle lagune e alle foci dei fiumi, e alcuni individui attraversano davvero tratti di spiaggia ed entrano nella zona dei frangenti quando si spostano da uno specchio d'acqua all'altro, il comportamento che ha reso il parco famoso in tutto il mondo. Vedere un ippopotamo effettivamente tra le onde resta raro e mai garantito, ma le tracce di ippopotamo attraverso la spiaggia sono uno spettacolo frequente, a ricordare che la fotografia celebre documentava un'abitudine reale e non un mito. Anche i leopardi pattugliano il margine della foresta, e le loro impronte nella sabbia del mattino sono tra le emozioni più discrete del parco.

Gorilla, scimpanzé e la vita nel cuore della foresta

Basta allontanarsi dalla spiaggia verso l'interno della foresta perché Loango riveli la sua seconda identità, quella di roccaforte delle grandi scimmie. Qui vivono i gorilla di pianura occidentali, e Loango è tra i pochissimi luoghi dell'Africa centrale dove un gruppo di gorilla è stato abituato all'uomo per il turismo, consentendo visite piccole e rigorosamente regolamentate. Seguire i gorilla attraverso la foresta paludosa è un'esperienza faticosa, fangosa e assolutamente indimenticabile, molto diversa dai trekking vulcanici dell'Africa orientale. Anche gli scimpanzé prosperano nel parco e sono oggetto di uno studio scientifico di lungo corso condotto dal Loango Chimpanzee Project, diretto da ricercatori dell'Istituto Max Planck di antropologia evolutiva, le cui osservazioni sull'uso di strumenti e sui comportamenti sociali complessi sono apparse su importanti riviste scientifiche. Attorno a loro vive un intero corteo di mandrilli, scimmie, cefalofi e uccelli più che sufficienti, dal pappagallo cenerino all'avvoltoio delle palme, a tenere il binocolo perennemente alzato.

La stagione dell'oceano: balene e tartarughe in nidificazione

Il calendario faunistico di Loango non si ferma alla linea dell'acqua. Nei mesi più secchi dell'inverno australe, all'incirca da luglio a settembre, le balene megattere costeggiano la costa gabonese per accoppiarsi e partorire, e le uscite in barca dal parco incrociano regolarmente balene che balzano fuori dall'acqua, scortate da delfini che cavalcano la prua tutto l'anno. Poi, al ritorno delle piogge, le spiagge assumono il loro altro ruolo. Il litorale del Gabon accoglie una delle più grandi popolazioni nidificanti di tartarughe liuto al mondo, e vi depongono le uova anche le tartarughe olivacee. Nelle notti collocate all'incirca tra novembre e marzo, questi rettili antichissimi si issano oltre la linea di marea per scavare i loro nidi, a volte in vista di orme di elefante lasciate quella stessa sera. Pochi luoghi lasciano che un'unica striscia di sabbia racconti così tante storie tutte insieme.

Sulla mappa

Loango acquista molto più senso non appena si vede come le sue lagune, le savane e le spiagge si incastrano lungo la costa gabonese, e come il parco si inserisca nella rete più ampia dei tredici parchi nazionali creati nel 2002. Apri la nostra mappa interattiva per collocare Loango tra le lagune Nkomi e Ndogo, seguire la linea di costa dove gli elefanti incontrano l'Atlantico e confrontarlo con altre aree selvagge dell'Africa centrale che potresti intrecciare nello stesso viaggio. È il modo più semplice per trasformare questo approfondimento in un itinerario concreto.