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Parco nazionale di Yala: viaggio nel regno dei leopardi dello Sri Lanka

L'alba a Yala ha un suono preciso: il richiamo stridulo dei pavoni che si mescola al brontolio dei fuoristrada in coda davanti al cancello. Poi le jeep si disperdono nella boscaglia e il parco torna padrone di sé: quasi mille chilometri quadrati di macchia spinosa, praterie, lagune salmastre e spiagge selvagge nell'angolo sud-orientale dello Sri Lanka. È qui che vive la ragione per cui migliaia di viaggiatori attraversano l'isola: il leopardo dello Sri Lanka, osservabile a Yala con una frequenza che quasi nessun altro luogo al mondo può promettere. Chi conosce il parco, però, sa che il felino è solo l'inizio della storia.

Il felino che non teme nessuno

Il leopardo dello Sri Lanka, Panthera pardus kotiya, è una sottospecie endemica dell'isola, e a Yala gode di una condizione rarissima per la sua specie: non ha rivali. Sull'isola non esistono tigri né leoni, quindi il leopardo occupa da solo il vertice della catena alimentare. Questa solitudine regale si traduce in un comportamento insolitamente disinvolto: gli esemplari di Yala camminano sulle piste in pieno giorno, si stendono sui massi di granito a prendere il fresco e cacciano i cervi pomellati anche in campo aperto, senza il bisogno di nascondersi che rende i loro cugini africani e indiani così elusivi. Il Blocco 1, il settore più visitato, è citato con regolarità da ricercatori e guide per una densità di leopardi eccezionale, tra le più alte mai documentate. Nessuno, comunque, firma garanzie: servono pazienza, un buon tracker e l'orecchio allenato a cogliere i richiami d'allarme di cervi e scimmie, il vero radar della savana singalese.

Mille chilometri quadrati di contrasti

Il segreto della ricchezza faunistica di Yala sta nella varietà dei suoi ambienti. Il parco si trova nella zona secca dello Sri Lanka, dove le piogge arrivano quasi tutte con il monsone di nord-est, all'incirca tra ottobre e gennaio, seguite da una lunga stagione arida. Il risultato è un mosaico: foresta secondaria fitta e arbusteti spinosi, pianure erbose aperte, pozze stagionali, lagune di acqua salmastra, mangrovie e cordoni di dune lungo l'oceano Indiano. Dalle pianure emergono enormi cupole di granito levigate dal tempo, i punti di vedetta preferiti dei leopardi. Gli antichi serbatoi artificiali, i cosiddetti tank scavati dalle civiltà idrauliche singalesi, trattengono ancora l'acqua e nella stagione secca diventano il cuore pulsante del parco, dove convergono elefanti, bufali e stormi di uccelli acquatici. Pochi parchi al mondo permettono di fotografare un elefante con l'oceano sullo sfondo.

Elefanti, orsi labiati e coccodrilli

Attorno al protagonista ruota un cast completo. L'elefante dello Sri Lanka, la più grande sottospecie di elefante asiatico, si muove solitario o in piccoli gruppi familiari e nei mesi aridi si concentra attorno alle pozze superstiti. L'orso labiato, mangiatore di termiti dall'aria arruffata, è tra i mammiferi più difficili da vedere in tutta l'Asia: le probabilità migliorano quando maturano i frutti dei suoi alberi preferiti e la fame lo spinge allo scoperto. Le vie d'acqua appartengono ai coccodrilli: il coccodrillo palustre affolla le rive fangose dei tank, mentre quello marino frequenta gli estuari lungo la costa. Cervi pomellati e sambar costituiscono la base delle prede del leopardo, affiancati da cinghiali, bufali d'acqua, langur grigi, macachi dal ciuffo e sciacalli dorati. Dopo il tramonto, quando i veicoli devono lasciare il parco, escono i gatti pescatori, i minuscoli gatti rugginosi e gli istrici: un turno di notte che quasi nessun visitatore vedrà mai.

Un paradiso per il birdwatching

La fama del leopardo mette in ombra un primato silenzioso: Yala è tra le migliori destinazioni ornitologiche dello Sri Lanka. Nel parco sono state registrate oltre duecento specie di uccelli, comprese diverse specie endemiche dell'isola, come il gallo di Lafayette, l'uccello nazionale, che razzola ai bordi delle piste con la sua livrea sgargiante. Le lagune brulicano di tantali variopinti, spatole, pellicani, aironi e cavalieri d'Italia, e durante l'inverno boreale si riempiono di anatre e limicoli migratori arrivati dal nord. Sopra la costa volteggiano le aquile di mare dal ventre bianco, nell'interno i serpentari crestati. Anche chi parte convinto di volere solo felini finisce, tra un avvistamento e l'altro, con il binocolo puntato verso l'acqua.

Dalle origini di Ruhuna al parco moderno

La tutela di Yala ha radici profonde. L'area fu dichiarata santuario faunistico già nel 1900, in epoca coloniale britannica, e nel 1938 divenne parco nazionale insieme a Wilpattu: sono i due parchi nazionali più antichi dello Sri Lanka. Il vecchio nome, Ruhuna, ricorda l'antico regno meridionale che fiorì in queste terre, e le tracce di quella civiltà affiorano ovunque, dai tank ai siti religiosi. Oggi il parco è suddiviso in cinque blocchi, aperti ai visitatori in fasi successive, mentre ampie porzioni restano zone di quiete precluse al turismo: una scelta gestionale che ha aiutato la fauna a convivere con un flusso di visitatori enorme.

Sithulpawwa e la memoria dell'oceano

Nel cuore dell'area protetta sorge Sithulpawwa, un monastero buddhista rupestre la cui fondazione risalirebbe a oltre duemila anni fa. Generazioni di monaci hanno meditato tra gli stessi massi di granito su cui oggi si stendono i leopardi, e i pellegrini continuano ad attraversare la boscaglia per raggiungere il santuario: un filo diretto tra la spiritualità dell'isola e la sua natura selvaggia. La costa custodisce invece una memoria dolorosa: nel dicembre 2004 lo tsunami dell'oceano Indiano colpì con violenza il litorale del parco, causando vittime tra le persone presenti. La vegetazione si è rigenerata e le guide raccontano ancora quell'episodio come una lezione sulla forza dell'oceano e sulla capacità di recupero di questo ecosistema.

Organizzare il safari senza errori

La base logistica più comoda è la zona di Tissamaharama o il villaggio costiero di Kirinda, a circa trecento chilometri di strada da Colombo. Si entra solo a bordo di fuoristrada scoperti con autista, al mattino presto o nel pomeriggio, quando gli animali sono più attivi. Il periodo migliore va all'incirca da febbraio a luglio: le pozze si riducono, la fauna vi si concentra e la vegetazione più rada apre la visuale. Al culmine della siccità, spesso attorno a settembre, il parco chiude tradizionalmente per alcune settimane per dare tregua agli animali: conviene verificare il calendario prima di prenotare. Il Blocco 1 offre le probabilità più alte di leopardo ma anche più traffico; i blocchi periferici scambiano un po' di probabilità con molta più solitudine. Quanto all'equipaggiamento, portate abiti leggeri dai colori neutri, protezione solare, molta acqua e un binocolo, oltre a un teleobiettivo se fotografate: i conducenti seri mantengono distanze rispettose dagli animali, e la polvere rossa delle piste impone di proteggere bene l'attrezzatura. Prenotare due o tre uscite invece di una sola aumenta sensibilmente le probabilità di incontrare il leopardo e permette di vivere il parco con luci diverse, dalla foschia fresca dell'alba all'ora dorata del tardo pomeriggio. Scegliete operatori che spengono il motore, mantengono le distanze e non si accalcano sugli avvistamenti: Yala dà il meglio di sé nel silenzio.

Sulla mappa

La geografia è metà del safari: capire dove corrono i confini dei blocchi, come si distribuiscono lagune e tank e quali ingressi servono i vari settori cambia davvero l'esperienza sul campo. Aprite la nostra mappa interattiva per collocare il parco nazionale di Yala nel sud-est dello Sri Lanka, confrontarlo con le riserve vicine come Bundala e Kumana e disegnare un itinerario all'altezza del regno dei leopardi.