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Pilanesberg da vicino: safari Big Five nel cratere di un vulcano antichissimo

Guidando due o tre ore a nord-ovest di Johannesburg, la pianura agricola della provincia del Nord-Ovest si solleva all'improvviso in anelli concentrici di colline. Non sono colline qualunque: sono i resti erosi di un vulcano antichissimo, una struttura che i geologi chiamano complesso anulare alcalino, tra le più rare del pianeta. Dentro quegli anelli vivono leoni, leopardi, elefanti, rinoceronti e bufali — i Big Five al completo — nel Parco Nazionale di Pilanesberg. E poiché l'intera zona si trova fuori dalla fascia malarica, per visitarla non serve alcuna profilassi. Pochi luoghi al mondo permettono di osservare elefanti che attraversano il fondo di un cratere collassato al mattino e di cenare in città la sera stessa.

Nel cuore di un vulcano spento

La storia del Pilanesberg comincia circa 1,2 miliardi di anni fa, quando il magma si fece strada attraverso la vecchia crosta dell'Africa australe. Il vulcano si è spento da tempi immemorabili e l'erosione lo ha consumato fino alle radici, ma ciò che resta è straordinario: un insieme quasi perfettamente circolare di creste disposte ad anello, che si staglia con nettezza sulle pianure circostanti. Dai punti panoramici all'interno del parco la geometria è inconfondibile: le dorsali disegnano archi, le valli seguono le antiche fratture anulari e l'intero paesaggio somiglia a un bersaglio tracciato sulla superficie terrestre. I geologi vengono qui apposta per le rocce; chi arriva per il safari gode invece di un rilievo insolitamente vario, con affioramenti rocciosi per il leopardo e l'oreotrago, fondovalle aperti per gli erbivori e i predatori che li seguono, e pendii boscosi a fare da cerniera. Il parco prende il nome da Pilane, un capo del popolo tswana, e la storia umana di queste colline precede di molto la riserva, con siti dell'età della pietra e del ferro documentati dentro l'anello.

Un safari senza malaria

Quasi tutte le grandi regioni di safari africane — il Lowveld del Kruger, l'Okavango, la valle dello Zambesi — ricadono in zone a rischio malaria. Ciò significa profilassi farmacologica, cautele particolari per le donne in gravidanza e comprensibili esitazioni per le famiglie con bambini piccoli. Il Pilanesberg è completamente fuori da questa fascia. Niente compresse, niente effetti collaterali, nessun calcolo tra rischio e desiderio. Questo semplice dato cambia il profilo di chi può permettersi un safari: neonati e bambini piccoli, future mamme, viaggiatori anziani con terapie incompatibili con gli antimalarici e chiunque preferisca non assumere farmaci per tre giorni di savana. Sommato al breve trasferimento da Johannesburg e Pretoria, tutto ciò ha reso il Pilanesberg il primo safari per eccellenza di moltissimi visitatori — e, cosa meno ovvia, una meta a cui le famiglie sudafricane tornano di continuo pur potendo scegliere qualsiasi altra destinazione. Libero dalla malaria non significa fauna di serie B: significa soltanto che qui la geografia è stata clemente.

Operazione Genesi: un ecosistema ricostruito

Il Pilanesberg non è una natura selvaggia recintata all'ultimo momento, bensì una natura ricostruita con metodo. Quando il parco venne istituito, nel 1979, il terreno dentro il cratere era campagna agricola impoverita. Ciò che seguì, passato alla storia come Operation Genesis, fu uno dei programmi di traslocazione faunistica più ambiziosi mai tentati fino ad allora: migliaia di animali di numerose specie furono catturati in riserve di tutta l'Africa australe e liberati oltre la nuova recinzione. Gli edifici agricoli furono demoliti, le piante infestanti estirpate, e l'anello di colline tornò a popolarsi anno dopo anno. Elefanti e rinoceronti fecero ritorno, i predatori li seguirono, e nel giro di una generazione una terra da pascolo ridiventò un ecosistema Big Five funzionante. Da allora il parco ha scritto pagine proprie nella storia della conservazione, in particolare nella protezione dei rinoceronti e nelle prime lezioni, talvolta dure, sulla gestione degli elefanti traslocati. Conoscere questa genesi cambia lo sguardo: ogni leone che si incontra qui discende da un deliberato atto di restauro.

I Big Five in una zona di transizione

Dal punto di vista ecologico il Pilanesberg poggia su una cucitura. Da ovest preme il sistema arido del Kalahari, verso est si estende il bushveld più umido, e il parco occupa esattamente la transizione. Il risultato è un intreccio di habitat e di specie che di rado condividono lo stesso indirizzo. Lo springbok, antilope delle terre aride, convive con l'impala, il generalista classico del bushveld; la schiva iena bruna, specialista del Kalahari, spartisce il territorio con la iena macchiata. Aggiungete elefanti, rinoceronti neri e bianchi, bufali, leoni, leopardi, ghepardi, giraffe, zebre, ippopotami e coccodrilli, oltre a un corteo di antilopi che va dal minuscolo steenbok al maestoso kudù, e i circa 550 chilometri quadrati del parco ospitano una densità di fauna del tutto sproporzionata alla sua superficie contenuta. Anche i birdwatcher hanno di che festeggiare: sono state censite oltre 300 specie di uccelli, dall'averla pettocremisi tra i cespugli spinosi ai rapaci che sfruttano le correnti ascensionali sopra le creste dell'anello.

La diga di Mankwe e l'arte dell'attesa

Al centro del cratere si allarga la diga di Mankwe, il più grande specchio d'acqua del parco e il salotto della sua fauna. Gli ippopotami poltriscono nei bassifondi, i coccodrilli si issano sulle rive, le aquile urlatrici richiamano dagli alberi morti, e per tutto il giorno una processione di elefanti, rinoceronti, zebre e antilopi scende a bere. Un capanno per l'osservazione raggiungibile a piedi, affacciato sulla riva, consente di sedersi a pelo d'acqua: uno dei pochissimi punti di una riserva Big Five in cui si può lasciare il veicolo in sicurezza. Vale la pena dedicargli un'ora piena e un thermos di caffè, perché la pazienza lì viene quasi sempre ripagata. La rete di strade tocca ogni tipo di habitat e, dato che il parco è compatto, due o tre uscite bastano per coprirne i punti salienti. Il ritmo è quello classico: fuori all'apertura dei cancelli quando i predatori sono ancora in movimento, rientro per una colazione tardiva, pausa nelle ore centrali, poi di nuovo in pista nelle ore dorate prima del tramonto.

Quando andare e come arrivare

Il Pilanesberg si presta a quasi ogni stile di viaggio. Chi guida da sé entra da uno dei vari cancelli, percorre una buona rete di strade asfaltate e sterrate adatte a un'auto normale e paga tariffe d'ingresso contenute. Chi preferisce occhi esperti e una seduta rialzata prenota i game drive guidati in veicolo aperto, offerti dai lodge dentro e fuori il parco. La ricettività copre l'intera gamma, dal campeggio agli chalet self-catering fino ai lodge di fascia alta, e il complesso turistico di Sun City sorge proprio a ridosso del confine del parco: comodissimo per alternare mattine di safari e pomeriggi in famiglia. Quanto alle stagioni, l'inverno secco, da maggio a settembre circa, offre vegetazione rada e animali concentrati attorno all'acqua — condizioni ideali per gli avvistamenti, ma con notti fredde. L'estate porta temporali spettacolari, paesaggi verdissimi, i piccoli delle antilopi e il culmine della stagione ornitologica. Non esiste una stagione sbagliata, soltanto stagioni diverse.

Sulla mappa

Il Pilanesberg si capisce davvero solo quando se ne visualizza la posizione: un'isola anulare di natura protetta a portata di Johannesburg, lontana dalle zone malariche del nord-est e abbastanza compatta da essere esplorata a fondo in un fine settimana. Aprite la mappa interattiva per vedere con esattezza dove si trova il parco in Sudafrica, come si colloca rispetto al Kruger, a Madikwe e alle altre riserve raccontate su questo sito, e per iniziare a disegnare un itinerario su misura. Il cratere aspetta da oltre un miliardo di anni: il tempo dei vostri preparativi non lo spaventa.