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Le bufaghe e le alleanze nascoste del safari

Osservate abbastanza a lungo un bufalo cafro durante un giro mattutino e vedrete piccoli uccelli bruni lavorarne la pelle come sarti indaffarati, risalendo il collo, appesi a testa in giù sotto il ventre, frugando tra le pieghe attorno agli occhi e alle orecchie. Sono le bufaghe, e la loro intimità con i grandi mammiferi al pascolo è una delle prime relazioni che un visitatore nota durante un safari. Sembra una cooperazione ordinata, e per lungo tempo è stata descritta proprio così. La verità è più intricata, più interessante, e una buona porta d ingresso verso la trama più ampia di alleanze che tiene in piedi un ecosistema africano.

Gli uccelli che cavalcano le mandrie

Esistono due specie di bufaghe, dal becco rosso e dal becco giallo, entrambe confinate all Africa subsahariana ed entrambe membri di una piccola famiglia strettamente imparentata con gli storni. Trascorrono quasi tutta la vita sul corpo di grandi mammiferi: bufali, giraffe, rinoceronti, zebre, antilopi alcine, impala e ippopotami tra questi. Un singolo animale può portare più uccelli alla volta, e le bufaghe si nutrono, corteggiano e persino si accoppiano appollaiate sul loro ospite in movimento. Le zampe sono robuste e ben artigliate, la coda rigida come quella di un picchio, così da aggrapparsi a un fianco verticale o arrampicarsi sotto la mascella senza perdere la presa. Al crepuscolo lasciano gli ospiti per dormire in gruppo, spesso tra i canneti, e tornano alle mandrie alle prime luci.

Mangiatrice di zecche o bevitrice di sangue? Un patto discusso

Il racconto rassicurante vuole che le bufaghe mangino le zecche e le mosche pungenti che tormentano gli ospiti, ricevendo in cambio una piattaforma di alimentazione ambulante. I parassiti fanno davvero parte della loro dieta, insieme a pelle morta, cerume e muco. Ma i biologi hanno messo in dubbio quanto il beneficio sia davvero reciproco. Le bufaghe sono attratte dalle ferite aperte, e mantengono aperta una piaga per nutrirsi del sangue e dei tessuti anziché limitarsi a ripulire l animale. Esperimenti in cui si tenevano bovini con e senza accesso agli uccelli hanno dato risultati contrastanti, con alcuni studi che riscontravano scarsa riduzione del carico di zecche. La conclusione onesta è che la relazione si colloca da qualche parte su una scala scorrevole, più vicina al mutualismo in certi giorni e più vicina al parassitismo in altri, a seconda dell ospite, della stagione e del numero di ferite disponibili. Ci ricorda che la natura offre di rado le favole ben nette che ci piace raccontare su di essa.

Un sistema d allarme nella savana

Qualunque sia l equilibrio dell alimentazione, c è un servizio che la bufaga rende chiaramente al suo ospite. Quando gli uccelli avvertono un predatore o un veicolo che si avvicina, si alzano di scatto con un richiamo d allarme stridulo e sibilante. Per un animale come il rinoceronte nero, che vede male, questo avvertimento precoce può essere davvero prezioso, e i ricercatori hanno notato che i rinoceronti con le bufaghe sembrano accorgersi degli esseri umani prima che gli esseri umani si accorgano di loro. Durante un giro se ne può trarre vantaggio: l improvviso levarsi di piccoli uccelli da una lontana sagoma grigia è spesso il primo indizio che davanti a voi c è un rinoceronte e non un masso o un cespuglio.

Oltre la bufaga: l airone guardabuoi e i pascolatori

La bufaga non è l unico uccello che ha imparato a vivere dei grandi mammiferi. L airone guardabuoi, elegante e bianco, cammina nell erba accanto a bufali, elefanti e antilopi, ma non è agli animali stessi che mira. Mentre i pesanti pascolatori si aprono un varco nella vegetazione, fanno alzare cavallette, coleotteri e altri insetti, e l airone li ghermisce. Il mammifero non guadagna nulla e non perde nulla; l uccello guadagna molto. È commensalismo più che mutualismo, un intesa che giova a una parte lasciando l altra indifferente, ed è uno degli accordi più diffusi in qualsiasi prateria. Osservate una mandria in movimento e vedrete spesso gli aironi passare con destrezza tra gli zoccoli, calibrando le beccate sul passo degli animali.

Fischi nella boscaglia: l indicatore

Alcune alleanze della savana varcano il confine tra le specie in modi che sembrano quasi deliberati. Il grande indicatore è un uccello bruno del tutto comune con un abitudine straordinaria: conduce animali più grandi ai nidi delle api. Chiama e vola di albero in albero, in attesa di un seguace, e lo guida verso alveari nascosti. Quando il seguace apre il nido per raggiungere il miele, l indicatore si nutre della cera e delle larve lasciate indietro, un cibo che da solo raggiungerebbe a fatica. In diverse parti dell Africa gli uomini collaborano con gli indicatori da generazioni, e in alcune comunità cacciatori di miele e uccelli si scambiano persino richiami precisi, uno dei pochissimi esempi di un animale selvatico che coopera così da vicino con l essere umano. Se l uccello guidi anche i ratelli e altri mammiferi resta discusso, ma la sua prontezza nel condurre una persona attraverso la boscaglia è ben documentata e straordinaria da vedere.

Spine, formiche e l albero difeso

Non tutte le alleanze riguardano gli animali per cui il visitatore è venuto. Guardate da vicino le acacie fischianti che punteggiano alcune zone dell Africa orientale e le troverete abitate da minuscole formiche ferocemente territoriali. L albero fa crescere alla base di certe spine dei rigonfiamenti gonfi, camere cave in cui le formiche si riparano e allevano la prole, e secerne un nettare che le formiche bevono. In cambio le formiche sciamano fuori per mordere e pungere qualunque cosa tocchi il fogliame, scoraggiando pascolatori grandi come elefanti e giraffe e ripulendo dai vegetali concorrenti l area attorno al tronco. Quando il vento attraversa le vecchie spine abbandonate, produce il lieve fischio che dà il nome all albero. È il mutualismo nella sua forma più intricata, una pianta che paga un esercito di insetti con vitto e alloggio perché la difenda dai grandi erbivori della piana.

Mandrie miste e vigilanza condivisa

Alcune delle alleanze più importanti del safari si stringono tra i mammiferi stessi. Zebre e gnu si vedono spesso pascolare insieme, e l associazione è più di una coincidenza. Le due specie brucano l erba ad altezze diverse e prediligono parti di pianta leggermente distinte, così da competere meno di quanto si penserebbe, e mescolando le mandrie moltiplicano il numero di occhi e orecchie a caccia di leoni e iene. Si ritiene che le zebre vedano più nitidamente e gli gnu odorino e odano meglio, e insieme formano una folla più vigile di quanto sarebbe ciascuna da sola. Durante le grandi migrazioni queste colonne miste possono estendersi per chilometri, una difesa comune contro i predatori che le seguono. Anche impala, babbuini e altre specie formano vaghe alleanze di questo tipo, barattando un po di concorrenza con molta sicurezza.

Prese insieme, queste relazioni cambiano l aspetto di una savana. Il bufalo non è un singolo animale ma una comunità in cammino, che porta i suoi uccelli, seguita dai suoi aironi, al pascolo accanto alle sue zebre. L acacia è una fortezza presidiata dalle formiche. Il silenzio del mattino è rotto da un indicatore che cerca di concludere un patto. Comprendere anche solo alcune di queste alleanze trasforma un giro da un elenco di specie in una lettura dei legami tra loro, ed è lì che è scritta la vera storia del mondo selvatico.

Sulla mappa

I parchi in cui queste alleanze si osservano più facilmente si estendono per l Africa orientale e meridionale, dalle mandrie di bufali delle grandi zone umide alle piane di acacie fischianti della Rift Valley. Per decidere dove andare a cercare bufaghe in movimento, indicatori tra gli alberi o mandrie miste nell erba, aprite la nostra mappa interattiva e sfogliate le riserve regione per regione. Ogni destinazione è un occasione per vedere queste discrete intese all opera con i vostri occhi.