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Parco transfrontaliero del Kgalagadi: i leoni dalla criniera nera del Kalahari

C'è un confine internazionale, nel Kalahari meridionale, che nessuna barriera segnala: attraversa il parco transfrontaliero del Kgalagadi, circa 38.000 chilometri quadrati di dune rosse e antichi letti fluviali che Sudafrica e Botswana amministrano insieme. Gli orici lo attraversano senza saperlo, i tessitori sociali costruiscono sugli alberi di camelthorn nidi grandi come pagliai, e i veri padroni di casa, leoni la cui criniera scurisce fino a diventare quasi nera, percorrono valli che possono restare anni senza vedere scorrere acqua. Kgalagadi si traduce più o meno con terra della sete, e di rado un nome è stato più esatto.

Il primo parco transfrontaliero d'Africa

La storia comincia nel 1931, quando il Sudafrica istituisce il Kalahari Gemsbok National Park per sottrarre alla caccia le grandi mandrie migratrici della regione. Sull'altra sponda del Nossob asciutto, l'allora Bechuanaland, oggi Botswana, pone in seguito sotto tutela il confinante Gemsbok National Park. Per decenni i due parchi funzionano di fatto come un'unica entità ecologica: i ranger collaborano e, cosa decisiva, lungo il confine non viene mai eretta alcuna recinzione, così che la fauna continua a spostarsi seguendo le piogge. Nel 2000 l'intesa diventa ufficiale: i due parchi si fondono nel parco transfrontaliero del Kgalagadi, il primo parco transfrontaliero formalmente proclamato in Africa e modello per i parchi della pace nati in seguito nel continente. La parte di gran lunga maggiore, all'incirca tre quarti della superficie, si trova sul versante botswano: un mare di dune quasi privo di piste che pochissimi visitatori arrivano a vedere.

La storia umana del luogo, del resto, è molto più antica dei trattati. Il Kalahari meridionale è terra ancestrale dei san, una delle culture più antiche del pianeta, e dopo la composizione di una storica rivendicazione fondiaria una parte del territorio all'interno del parco è stata restituita ai Khomani san e alla vicina comunità mier. Da quell'accordo è nato il !Xaus Lodge, l'unico lodge del parco, di proprietà delle due comunità e affacciato su una salina nel cuore delle dune: qui gli ospiti camminano con guide san e si fanno raccontare il deserto da chi lo conosce meglio di chiunque altro.

I leoni dalla criniera nera

Chiedete a chiunque perché torna nel Kgalagadi e la risposta sarà quasi sempre la stessa: i leoni. Quelli del Kalahari sono fra i più scenografici d'Africa per via delle criniere scure, nei maschi anziani quasi nere, che li rendono inconfondibili. Gli studiosi che si sono occupati del colore delle criniere vi leggono in genere un segnale di maturità e di buona condizione fisica; per il viaggiatore conta soprattutto l'immagine: un grande maschio dalla criniera nera che scende una duna rossa nella prima luce del mattino è una di quelle scene che un safari regala di rado e non si dimenticano più. La vita qui non concede sconti. Le prede sono scarse e disperse, perciò i branchi difendono territori molto più vasti di quelli dei leoni delle savane più piovose, e mangiano ciò che il deserto concede: dall'orice, avversario temibile armato di corna simili a spade, fino all'istrice. Poiché gli erbivori si concentrano attorno alle pozze delle valli fluviali, anche i leoni gravitano lì, ed è lungo il Nossob e l'Auob che gli avvistamenti sono più affidabili.

Fiumi che quasi mai scorrono

La geografia del parco è di una semplicità esemplare. Due letti fluviali antichissimi, l'Auob e il Nossob, incidono la distesa di dune e si incontrano vicino all'ingresso meridionale, a Twee Rivieren, il cui nome afrikaans significa appunto due fiumi. Chiamarli fiumi è però quasi una licenza poetica: si dice che il Nossob scorra solo poche volte in un secolo, e l'Auob soltanto dopo piogge davvero eccezionali. Eppure le due valli sono le arterie dell'ecosistema. Il fondo compatto trattiene l'umidità in profondità, i camelthorn più maestosi crescono lungo le sponde, e una catena di pozzi trivellati, i più antichi dei quali scavati lungo l'Auob all'epoca della prima guerra mondiale, alimenta oggi le pozze d'acqua nei mesi secchi. Le piste principali del parco seguono semplicemente le valli: un safari nel Kgalagadi somiglia meno a una ricerca che a un lento pattugliamento, con lo sguardo che corre dall'ombra dei grandi alberi alle creste delle dune.

La vita fra le dune rosse

Oltre le valli si apre il vero Kalahari: lunghe dune parallele di sabbia rossa, fissate da erbe e arbusti radi. Non è un deserto sterile ma una savana semiarida, e i suoi abitanti sono maestri di parsimonia. L'orice gazzella, emblema del parco, nelle ore roventi lascia salire la temperatura corporea invece di sudare acqua preziosa, e può restare a lungo senza bere ricavando umidità dai meloni tsamma e dalle radici. Le antilopi saltanti si radunano in branchi sulle piane aperte, elandi e alcelafi rossi vagano sui pendii, gli gnu striati inseguono le piogge sparse. L'albero di camelthorn regge l'intero sistema: dà ombra, baccelli nutrienti e siti di nidificazione, ed è fra i suoi rami che i tessitori sociali innalzano i loro enormi nidi comunitari, strutture che ospitano generazioni di uccelli e che possono diventare tanto pesanti da spezzare i rami che le sostengono.

Ghepardi, iene brune e i piccoli cacciatori

I leoni fanno da titolo, ma il resto del cast non è da meno. Il fondovalle aperto e compatto dell'Auob è terreno ideale per il ghepardo, e qui si assiste a inseguimenti con una frequenza che poche riserve possono vantare. I leopardi frequentano gli alberi maggiori, le iene macchiate battono di notte i letti dei fiumi, e la schiva iena bruna, autentica specialista delle terre aride, lascia prima dell'alba le sue tracce sinuose sulla sabbia. I piccoli predatori sono un'altra firma del Kgalagadi: colonie di suricati ritti al sole del mattino, manguste gialle, otocioni dalle orecchie enormi al crepuscolo, volpi del Capo al trotto lungo le piste. Per gli ornitologi il parco è fra i migliori luoghi al mondo per i rapaci: aquile marziali e falchi giocolieri incrociano sopra le valli, l'astore cantante pallido sembra montare la guardia su un albero sì e uno no, e il falchetto africano, il rapace più piccolo del continente, si risparmia la fatica di costruire occupando alcune camere nei nidi dei tessitori sociali.

Organizzare il viaggio

La maggior parte dei visitatori entra da Twee Rivieren, sul lato sudafricano, al termine di un lungo ma agevole trasferimento da Upington. Da lì l'itinerario classico risale l'Auob fino a Mata-Mata, al confine con la Namibia, oppure il Nossob fino al campo omonimo. Nel mezzo si nascondono sei piccoli campi selvaggi non recintati, fra cui Kieliekrankie, Urikaruus, Bitterpan, Grootkolk e Gharagab, da prenotare con largo anticipo. Il versante botswano è ancora più selvaggio: Rooiputs e Polentswa punteggiano la valle del Nossob, mentre la remota zona di Mabuasehube, a est, è un'avventura a sé, riservata a equipaggi autosufficienti su fuoristrada. Una curiosità pratica da conoscere: essendo il parco un'unica entità, il confine interno si attraversa liberamente; solo chi esce da un paese diverso da quello di ingresso deve passare i controlli di frontiera. L'estate australe porta un caldo feroce e temporali spettacolari; l'inverno regala aria cristallina, pozze molto frequentate e notti sotto lo zero. Non esiste una stagione sbagliata, soltanto volti diversi dello stesso deserto. Conviene inoltre prendere sul serio le distanze: carburante e provviste di base si trovano solo nei campi principali, il segnale telefonico è raro e l'autosufficienza è la regola. In compenso, dopo il tramonto comincia il secondo spettacolo della giornata: l'isolamento del Kgalagadi ne fa uno dei cieli stellati più straordinari dell'Africa australe, con la Via Lattea che si inarca sopra le dune come pochi viaggiatori l'hanno mai vista a casa propria.

Sulla mappa

Il Kgalagadi va gustato con lentezza, e tutto comincia da una buona lettura del territorio: due valli, una manciata di campi, due settori nazionali. Aprite la mappa interattiva per collocare il parco nel quadro dell'Africa australe, capire come si inserisce nel Kalahari che lo circonda e individuare i percorsi che collegano Twee Rivieren, Nossob e Mata-Mata. Seguite le valli, scegliete i vostri campi e tracciate la vostra rotta verso la terra della sete.