Katavi da vicino: il parco più solitario della Tanzania e la grande calca degli ippopotami
Nell'estremo ovest della Tanzania, lontanissimo dai lodge e dai fuoristrada del celebre circuito settentrionale, il fiume Katuma trascorre ogni stagione secca scomparendo lentamente. Da giugno a ottobre circa le piogge cessano, le pianure alluvionali si cuociono fino a diventare argilla screpolata, e un fiume che prima alimentava laghi poco profondi si riduce a una collana di pozze fangose. In quelle pozze si ammassano gli ippopotami del Parco nazionale di Katavi: centinaia di animali stretti fianco a fianco, in un'acqua che copre a malapena i loro dorsi. È uno degli spettacoli più crudi che la natura africana sappia offrire — e quasi sempre non c'è nessuno a guardarlo.
Ai margini estremi della mappa dei safari
Katavi si trova nella Tanzania occidentale, vicino alla cittadina di Mpanda, più prossimo al lago Tanganica che a tutti i grandi nomi che i viaggiatori di solito associano al Paese. È uno dei parchi nazionali più estesi della Tanzania, eppure riceve soltanto una minuscola frazione dei visitatori che ogni anno si riversano nel Serengeti o sugli altopiani del Ngorongoro. Il motivo sta in una parola: la distanza. Raggiungere Katavi significa un volo charter su un piccolo aereo oppure un viaggio via terra davvero lungo, su piste impegnative, e proprio questo filtro colloca il parco in una categoria a sé. Ci sono solo una manciata di piccoli campi, nessuna coda di veicoli agli avvistamenti e lunghe distese di pianura dove le uniche impronte nella polvere appartengono a bufali ed elefanti. Il parco fu istituito ufficialmente negli anni Settanta, su terre già protette in precedenza come riserva di caccia, e da allora ha conservato un carattere grezzo, quasi d'altri tempi. Per chi misura un safari sull'esclusività dell'esperienza anziché sul comfort delle strutture, Katavi sta in cima alla lista.
Il Katuma: un fiume che diventa ancora di salvezza
La geografia di Katavi è semplice e insieme spettacolare. La foresta rada di miombo copre i rilievi; più in basso si aprono ampie pianure stagionalmente allagate, tra cui la grande distesa aperta di Katisunga e i letti erbosi del lago Katavi e del lago Chada. Durante le piogge, questi laghi e queste pianure si trasformano in una zona umida bassa e scintillante, popolata di uccelli acquatici. Nei mesi asciutti si svuotano quasi del tutto, e ogni forma di vita finisce per dipendere dal Katuma. A ottobre, chiamarlo fiume è quasi un complimento: il Katuma si riduce a un nastro di fango e a una sequenza di pozze stagnanti disseminate nella pianura. Poiché rappresenta praticamente l'unica acqua affidabile su un territorio vastissimo, gli animali vi convergono da ogni direzione. Elefanti, zebre, giraffe, topi, impala e cobi si accalcano sulle stesse rive che si restringono, e i predatori, com'è ovvio, li seguono. Il risultato è una concentrazione di fauna lungo un'unica linea d'acqua che pochissimi altri parchi africani possono eguagliare al culmine della stagione secca.
La calca degli ippopotami nella stagione secca
L'immagine simbolo di Katavi, quella che ricorre nei documentari naturalistici e nei racconti di ogni guida che abbia lavorato qui, è la calca degli ippopotami della stagione secca. Gli ippopotami hanno bisogno di acqua abbastanza profonda da mantenere la pelle umida e riparata dal sole; quando il Katuma si ritira, semplicemente non hanno dove andare. Centinaia di animali si comprimono allora in poche pozze, accatastati gli uni sugli altri, una massa grigia, ondeggiante e grugnente. Densità simili non si osservano quasi in nessun altro luogo. E la ressa genera tensione: i maschi dominanti difendono chiazze di acqua fangosa che si restringono di giorno in giorno, i rivali vengono scacciati sulle distese roventi, e gli scontri tra maschi possono essere lunghi e sanguinosi. Gli animali più giovani o più deboli finiscono a volte per vagare in pieno giorno attraverso la pianura in cerca di un'ultima pozza di fango — un comportamento che gli ippopotami, abituati a nutrirsi di notte e a riposare in acqua di giorno, non sceglierebbero mai spontaneamente. Osservando una di queste pozze da vicino si capisce in fretta che non si tratta di una scena idilliaca, ma di una lotta per la sopravvivenza combattuta nel fango.
Coccodrilli che spariscono nelle rive
I coccodrilli del Katuma hanno trovato una risposta tutta loro alla scomparsa dell'acqua, ed è uno dei comportamenti più straordinari mai documentati nel parco. Quando le pozze si riducono e perfino il fango comincia a indurirsi, i coccodrilli del Nilo si ritirano in grotte e cavità scavate nelle sponde del fiume, sotto radici e sporgenze, dove resistono un po' di umidità e di ombra. Lì rimangono in una sorta di torpore durante i mesi più duri, e capita che più individui condividano lo stesso recesso buio, in attesa che le piogge restituiscano vita al fiume. I visitatori che scrutano le sponde a ottobre possono scorgere musi e code corazzate sporgere da quelle che sembrano tane scavate nella terra. È una curiosa inversione della classica immagine del coccodrillo che si crogiola accanto all'acqua profonda, e la dice lunga su quanto siano estreme le oscillazioni stagionali di Katavi. Quando finalmente scoppiano i primi temporali, i coccodrilli riemergono, le pozze si ricongiungono in un fiume, e l'intero ciclo di concentrazione e dispersione ricomincia da capo.
Bufali, leoni e l'economia delle pianure
Gli ippopotami saranno pure il titolo di prima pagina, ma le pianure di Katavi sostengono molto più di una sola specie. Tra le guide il parco è celebre per i suoi bufali, che nella stagione secca si radunano in mandrie enormi: una marea scura che attraversa la pianura sollevando una polvere visibile da grande distanza. Dove i bufali si concentrano in simili quantità, i leoni prosperano, e i branchi di Katavi sono noti per affrontare queste prede formidabili. I leopardi restano ai margini boscosi, le iene macchiate battono le pianure di notte, e gli elefanti fanno la spola senza sosta tra il miombo e l'acqua rimasta. La stessa foresta rada ospita specie rare o assenti nel circuito settentrionale, e l'avifauna lungo le pozze in via di prosciugamento è uno spettacolo a sé: cicogne, pellicani, aironi e aquile pescatrici si contendono i pesci intrappolati in sacche d'acqua sempre più piccole. L'intero sistema obbedisce all'economia elementare della scarsità: l'acqua è la moneta, il Katuma è la banca, e ogni specie del parco ha la propria strategia per superare i mesi in cui il conto si prosciuga.
Lo spirito di Katabi
Il parco prende il nome da Katabi, uno spirito delle tradizioni dei popoli Bende e Pimbwe che, secondo la leggenda, dimora nei pressi del lago Katavi. Un venerando tamarindo legato allo spirito sorge non lontano dal lago, e da tempo immemorabile gli abitanti della zona vi depongono offerte per chiedere protezione, fortuna e buon viaggio. La tradizione sopravvive accanto al parco nazionale — un promemoria del fatto che questo paesaggio aveva un significato per le persone molto prima di comparire in qualunque catalogo di safari. Le guide si fermano spesso accanto all'albero per raccontarne la storia, che aggiunge alla visita uno spessore che la sola osservazione degli animali non può dare. Katavi non è mai stata una natura vuota di uomini: è un luogo dove storia, credenze e fauna convivono da generazioni, e il ritmo tranquillo del turismo fa sì che queste storie abbiano ancora il tempo di essere raccontate.
Come arrivare e quando andare
In quasi nessun altro parco della Tanzania la scelta del periodo conta quanto a Katavi. La stagione secca, all'incirca da giugno a ottobre, è quella della calca degli ippopotami e della concentrazione della fauna lungo il Katuma: è la finestra a cui la maggior parte dei visitatori dovrebbe puntare. Nella stagione delle piogge, più o meno da novembre ad aprile, le pianure si allagano, molte piste diventano impraticabili e la maggior parte dei campi chiude; in compenso, i paesaggi verdissimi e il birdwatching sono magnifici per i pochi che arrivano allora. L'accesso avviene di norma con piccoli aerei, e molti itinerari abbinano Katavi al Parco nazionale dei monti Mahale, sul lago Tanganica: una settimana nell'ovest che unisce i grandi mammiferi delle pianure al trekking tra gli scimpanzé su montagne coperte di foresta. Non è un'aggiunta economica né improvvisata — ed è esattamente questo il punto. Katavi premia i viaggiatori che scelgono con consapevolezza. Chi affronta la fatica scopre un'Africa che assomiglia a come si racconta che fossero i grandi parchi mezzo secolo fa.
Sulla mappa
Katavi si capisce davvero solo vedendo dove si trova: nell'estremo ovest della Tanzania, con il lago Tanganica e i monti Mahale come vicini e mezzo Paese di distanza dal Serengeti. Apri la mappa interattiva per seguire il corso del Katuma attraverso le pianure, individuare il lago Katavi e il lago Chada e valutare come un circuito occidentale possa inserirsi nel tuo itinerario. Bastano pochi minuti passati sulla geografia per capire perché così poche persone arrivino fin qui — e perché chi ci arriva non se ne penta quasi mai.