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Damaraland, viaggio in profondità: elefanti del deserto e rinoceronti neri in Namibia

Su una lastra di arenaria rossa a Twyfelfontein, qualcuno ha inciso migliaia di anni fa la sagoma inconfondibile di un rinoceronte. A poche ore di pista da lì, oggi, un discendente di quello stesso animale bruca euforbie su un pendio di basalto, osservato da lontano da un gruppo di visitatori arrivati a piedi dietro a un tracker locale. Pochi luoghi al mondo offrono una continuità simile fra arte preistorica e fauna vivente. Siamo nel Damaraland, nome storico di una vasta area della Namibia nord-occidentale oggi compresa in gran parte nella regione del Kunene: una delle ultimissime terre africane dove elefanti e rinoceronti neri vivono completamente al di fuori dei parchi nazionali, su terre comunitarie, senza una recinzione all'orizzonte.

Un nome antico per una terra di confine

Il termine Damaraland risale all'epoca coloniale, quando l'amministrazione sudafricana ne fece un territorio assegnato al popolo damara; oggi non compare più sulle carte amministrative, ma resta il nome che tutti — viaggiatori e namibiani — continuano a usare. Dal punto di vista geografico, la regione occupa la fascia di transizione fra il Namib iperarido della costa atlantica e gli altipiani semiaridi dell'interno. La pioggia è scarsa e capricciosa, concentrata in brevi temporali estivi; in certi anni non arriva affatto. Eppure questa terra sostiene giraffe, orici, springbok, kudù, zebre di montagna e, ai margini, perfino leoni e ghepardi. Il segreto sta tutto nell'acqua che non si vede.

Fiumi che scorrono sotto la sabbia

I fiumi del Damaraland — lo Huab, l'Ugab, l'Aba-Huab — sono effimeri: scorrono in superficie solo per pochi giorni, a volte poche ore, dopo le piogge migliori. Per il resto dell'anno sono ampi nastri di sabbia chiara che serpeggiano fra le montagne. Ma sotto quella sabbia l'acqua persiste per mesi, alimentando gallerie di alberi dalle radici profonde: le grandi acacie albida, le acacie giraffa, i cespugli di senape. Queste oasi lineari concentrano quasi tutta la vita della regione e funzionano come corridoi naturali lungo i quali gli animali si spostano fra una sorgente e l'altra. Capire i fiumi effimeri significa capire il Damaraland: è lungo i loro letti che si cercano gli elefanti, ed è vicino alle loro sorgenti nascoste che i rinoceronti trovano da bere.

Gli elefanti adattati al deserto

Gli elefanti del Damaraland non sono una specie né una sottospecie a parte: sono elefanti di savana africani che, generazione dopo generazione, hanno sviluppato una vera cultura della sopravvivenza in uno degli areali più aridi mai occupati da questa specie. Percorrono distanze enormi fra pozze e sorgenti sparse, sanno restare diversi giorni senza bere e scavano pozzi nella sabbia dei fiumi con zampe e proboscide, aprendo punti d'acqua di cui approfittano poi antilopi, babbuini e uccelli. Le matriarche custodiscono mappe mentali di sorgenti accumulate in decenni di vita, e i piccoli imparano gli itinerari percorrendoli. Colpisce la delicatezza con cui questi animali trattano la loro dispensa: spezzano molti meno rami dei loro cugini delle savane umide, quasi sapessero che ogni albero del letto del fiume impiega decenni a ricrescere. Vedere una fila di elefanti avanzare nel letto dello Huab, fra pareti di basalto scuro, è una delle immagini più potenti che la Namibia possa regalare.

A piedi sulle tracce del rinoceronte nero

Il gioiello assoluto della regione è però il rinoceronte nero. Il Damaraland e gli altipiani del Kunene ospitano una popolazione importante di rinoceronti neri che vive interamente fuori dai parchi nazionali, comunemente descritta come una delle più grandi popolazioni libere di questo tipo rimaste in Africa. Questo brucatore dal labbro prensile è sorprendentemente a suo agio nel semideserto: si nutre perfino dell'euforbia damara, un arbusto tossico che quasi tutti gli altri erbivori evitano. Il tracking a piedi è l'esperienza simbolo della zona. Si parte prima dell'alba; i tracker leggono dal fuoristrada impronte, cumuli di sterco e segni di brucatura, poi l'avvicinamento finale avviene a piedi, in silenzio, controvento, fino a una distanza rispettosa. Restare fermi su un pendio roccioso mentre un rinoceronte bruca poco lontano, senza recinzioni né radiocollari in vista, è un'emozione che pochi safari tradizionali sanno eguagliare.

Come sono stati salvati: tracker, comunità, conservancy

Nulla di tutto questo era scontato. All'inizio degli anni Ottanta una siccità devastante, sommata a un bracconaggio intenso, portò rinoceronti ed elefanti del nord-ovest sull'orlo del collasso. La risposta divenne una delle storie di conservazione più influenti del continente. Il Save the Rhino Trust, piccola organizzazione nata in quegli anni, cominciò a monitorare sistematicamente i rinoceronti del deserto assumendo abitanti della zona — compresi ex bracconieri, la cui conoscenza del territorio fu messa al servizio degli animali. Ogni individuo venne identificato da tacche sulle orecchie, forma dei corni e impronte: quella paziente contabilità è ancora oggi la base della protezione. Il secondo pilastro arrivò negli anni Novanta, quando le leggi namibiane diedero alle comunità rurali il diritto di gestire la fauna delle proprie terre e di trarne beneficio: nacquero le conservancy comunitarie, e quella di Torra, nel cuore del Damaraland, fu nel 1998 fra le primissime registrate nel Paese. Il Damaraland Camp, joint venture fra la conservancy di Torra e un operatore privato, è diventato l'esempio più citato di comunità trasformata in vero socio d'impresa del turismo. Il bracconaggio è crollato, i numeri si sono ripresi, e oggi ranger comunitari pattugliano il territorio accanto al trust e alle autorità, finanziati in parte proprio dai visitatori.

Twyfelfontein e la memoria della pietra

L'uomo legge questo paesaggio da millenni. A Twyfelfontein, nella valle dell'Aba-Huab, migliaia di incisioni rupestri decorano le lastre di arenaria: giraffe, rinoceronti, elefanti, struzzi, leoni, enigmatici motivi geometrici e vere e proprie mappe di pozze d'acqua, opera di comunità di cacciatori-raccoglitori nel corso di millenni. Nel 2007 il sito è stato iscritto nella lista del patrimonio mondiale UNESCO, il primo della Namibia, e custodisce una delle maggiori concentrazioni di incisioni rupestri dell'Africa. Nei dintorni si visitano le Canne d'organo, una gola di colonne di dolerite, e la Montagna bruciata, con i suoi scisti violacei. Più a ovest si innalza il Brandberg, il massiccio più alto della Namibia, le cui gole conservano migliaia di pitture rupestri, fra cui i celebri fregi della gola di Tsisab. Gli animali incisi nella pietra sono esattamente quelli che ancora oggi si inseguono sulle tracce.

Organizzare il viaggio

Il Damaraland premia chi rallenta. Le piste di ghiaia che collegano Khorixas, Twyfelfontein e la zona di Palmwag si percorrono anche con una berlina nella stagione secca, ma un veicolo alto è molto più comodo e apre le piste dei letti fluviali, dove gli elefanti davvero si trovano. I mesi secchi dell'inverno australe, all'incirca da maggio a ottobre, concentrano la fauna lungo i fiumi e regalano notti fresche e cieli tersi; l'estate porta caldo intenso e temporali spettacolari. Gli alloggi vanno dai campeggi comunitari ad alcuni dei lodge più celebri della Namibia attorno alla concessione di Palmwag, dove il tracking del rinoceronte con tracker professionisti è l'attività di punta. Un consiglio vale ovunque: scegliete le uscite guidate. Le guide locali leggono questa terra come nessun viaggiatore autonomo saprà mai fare, e i loro compensi alimentano direttamente l'economia delle conservancy che regge l'intero sistema.

Sulla mappa

Il Damaraland non è una destinazione recintata ma un mosaico di conservancy, concessioni e siti del patrimonio disposti lungo i fiumi secchi: vederne l'insieme cambia completamente il modo di costruire un itinerario. Aprite la nostra mappa interattiva per seguire le valli dello Huab e dell'Ugab, individuare Twyfelfontein, il Brandberg e la zona di Palmwag, e collegare il Damaraland con il parco di Etosha a est e la Skeleton Coast a ovest. Bastano pochi minuti di esplorazione per capire perché questo angolo di Namibia merita molto più di una sosta di una notte.